Il mondo del lavoro in Italia resta caratterizzato da ampie zone di grigio.

Nonostante i tentativi fatti negli ultimi anni di semplificare la giungla dei contratti e di eliminare le forme di precariato più estremo, l’aspirazione dei giovani, ma anche di tutti gli altri, di avere una prospettiva di un’occupazione stabile e comprensiva di tutti i diritti è ancora una chimera.

La dignità del lavoro, delle competenze e della formazione di migliaia di italiani viene mortificata ogni giorno da tante forme di abuso: dal lavoro sottopagato o non pagato affatto con la perenne scusa della gavetta da fare, al mancato rispetto dei contratti e degli orari di lavoro, dalle tutele di maternità e malattia assenti per intere categorie, al mascheramento di rapporti di lavoro a tempo indeterminato dietro contratti a progetto, dal lavoro nero alle forme di sfruttamento più estremo come il Caporalato.

Vogliamo fare un esempio tra i tanti possibili sullo svilimento del lavoro? Il tirocinio, momento formativo di cruciale importanza, in Italia è percepito come un favore che l’imprenditore o professionista affermato fa al giovane e non come un lavoro da retribuire come avviene in molti paesi europei.

Se da un lato la riforma del lavoro autonomo approvata quest’anno ha riportato attenzione su molte di queste tematiche, dall’altro è stata un’occasione mancata. Gli interventi sono stati troppo timidi e, in alcuni casi, anche timorosi di toccare interessi consolidati, specie per quanto riguarda l’estensione del congedo parentale e delle prestazioni sociali aggiuntive.

Occorre poi vigilare che i risultati acquisiti, le riforme già attuate, non vengano annacquate da interventi legislativi favoriti da corporazioni o lobby che riportino le lancette dell’orologio al punto di partenza, anzi indietro rispetto al punto di partenza.

Anche qui un esempio chiarisce bene il concetto: le tariffe minime per i professionisti che erano state abolite dalle cosiddette “lenzuolate” di Bersani nel 2006 rischiano di essere reintrodotte surrettiziamente nell’ambito di un provvedimento sull’”equo compenso”, a tutto vantaggio dei professionisti più affermati, senza aggredire i problemi di coloro che si affacciano alle professioni, penalizzati dai ritardi dei pagamenti e dall’insolvenza dei clienti.

Di tutto questo ed altro ancora, parliamone a Roma il 14 ottobre. Prenota il tuo posto