Non sappiamo con certezza quali lavori saranno distrutti dall’innovazione tecnologica, né quali saranno le professioni del futuro. Ma sappiamo che ciò che abbiamo imparato ieri, oggi non basta più.

La rapida applicazione della tecnologia nei processi produttivi e gestionali delle imprese non solo mette a rischio milioni di posti di lavoro, ma ne cambia anche la natura, ne modifica gli elementi che fino ad ora li hanno caratterizzati.

Dobbiamo tornare a formarci, dovremo farlo più volte nel corso della vita, perché solo aumentando la qualità delle competenze saremo in grado di aumentare la possibilità di trovare occupazione. Purtroppo in Italia solo il 7% dei 25-64enni italiani ha partecipato ad attività di formazione permanente e la maggior parte di questi era comunque già in possesso di una laurea.

Spesso in Italia la formazione professionale non è stata vissuta come un investimento per il futuro, ma come un adempimento burocratico per avere accesso a sussidi o aumentare il proprio punteggio a un concorso pubblico o a un bando. E a questo quasi mai corrisponde uno stipendio più alto o un’opportunità di lavoro in più. Per molti enti di formazione è diventata invece un business lautamente compensato, con scarsa attenzione alla qualità.

Non sarà più sufficiente fare una semplice “manutenzione” delle proprie competenze, ma dovremo rimetterci in gioco, imparare a pensare e ad agire in modo diverso. Non basterà essere addestrati a nuove conoscenze specialistiche, ma sarà necessario sviluppare tutte quelle competenze trasversali che permetteranno di affrontare il cambiamento.

Vanno pensati e applicati nuovi percorsi formativi in grado di insegnare i mestieri del futuro e potenziare le cosiddette “soft skill”, quelle conoscenze sulle qualità personali, sulle capacità relazioni e interpersonali che assumono un ruolo cruciale nel nuovo mondo disegnato dalla tecnologia.

Non dovremo stupirci se gli annunci di lavoro del futuro, oltre alle competenze tecniche, richiederanno abilità chiave come queste: visione sistemica, problem solving, capacità di lavoro di gruppo, gestione dei rapporti interpersonali, collaborazione, capacità di delega, flessibilità, tolleranza allo stress, innovazione e capacità imprenditoriali.

Movimenta crede che la formazione sia uno strumento importante con cui ridare potere e opportunità ai cittadini, ma solo se sarà in grado di aggiornarsi e avere come obiettivo il potenziamento del talento e delle attitudini in un mondo in rapida trasformazione.

Quale investimento più importante possiamo fare se non quello sul capitale umano? Partendo dalle migliori prassi e con le migliori metodologie in circolazione? Fatto reinventando una formazione già orientata al meglio di ciò che è sperimentato in Italia e nel mondo?

Costruiamo un Paese dove ciascuno ha la possibilità di ripartire.

Ne discutiamo insieme il 14 ottobre a Roma. Unisciti a noi.

 

Fonti: XVII Rapporto sulla Formazione Continua in Italia – Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento (Ricerca – Studio Ambrosetti)