Nei numeri pubblicati dall’Istat questa settimana tutta l’inadeguatezza e l’iniquità dell’intervento dello Stato italiano nella lotta alla povertà. Un intervento che prende dai giovani per dare ai più anziani, anziché aiutare tutti ugualmente a condurre una vita più dignitosa.

A seguito dell’intervento dello Stato tramite tassazione, trasferimenti e pensioni, il tasso di povertà aumenta tra i giovani tra i 15-24 anni (dal 19.7% al 25.3%), tra i 25-34 anni (dal 17.9% al 20.2%) e tra le famiglie con bambini al di sotto dei 14 anni (dal 20.4% al 25.1%). Il risultato è che, dopo l’intervento redistributivo, il rischio di povertà scende progressivamente con l’età, ed è più basso tra gli ultra-sessantacinquenni. È una buona notizia per questi ultimi, se non fosse che è una pessima notizia per tutti gli altri che rappresentano – o almeno dovrebbero rappresentare – la parte produttiva del Paese.

Non ci piace un’Italia che mette in contrapposizione le generazioni. Ma ancora di meno ci piace un’Italia che sceglie di dare qualcosa di più ai nonni, perché magari continuino a sostenere i loro nipoti adulti che non riescono a trovare una strada, invece che dare opportunità ai nipoti perché possano rimettere in moto il Paese e curarsi di tutti, compresi i nonni.

La nota integrale dell’Istat a questo link