GIORNO 1 – CATANIA – Scenario Pubblico

Il viaggio di Movimenta parte dalla Sicilia, dove le contraddizioni sono più marcate, il caldo torrido, il cibo buono, i problemi esasperanti e la lentezza irrinunciabile.

Politico, collettivo e creativo, il tour è cominciato oggi a Catania, la città che ha imparato nel tempo a convivere con il vulcano attivo più alto d´Europa. L´Etna, che negli ultimi giorni ha ripreso a farsi sentire, è spesso metafora di distruzione, ma per chi ne ha compreso il potenziale estetico ed ha desiderio di viverne l´odore ed il sapore, rappresenta una preziosa risorsa che attira milioni di visitatori ogni anno. 

La cornice lavica di Scenario Pubblico, nei pressi del Teatro Massimo Bellini, ha ospitato la prima tappa dell´esperimento che porterà fino al 4 settembre più di quaranta uomini e donne, desiderosi di vivere il cambiamento sulla propria pelle e dialogare con le realtà che stanno dando ad una terra, le cui bellezze sono invidiate, ma non sempre valorizzate, la speranza di una rinascita inclusiva.

Gli sforzi immaginativi dei relatori e della platea guardano al 2030 come al punto di arrivo delle azioni politiche giä in cantiere o pronte a partire.

A moderare il primo dialogo e’ Valeria Troia. Nicola Grassi, Eva Grillo ed Emiliano Abramo parlano di “Giorni  senza frontiere, accoglienza ed inclusione”. 

La domanda d´apertura suona così “quale sarà il mio posto nel futuro che abbiamo davanti?”. Perché ogni azione che compiamo ci avvicina a o ci allontana da uno dei futuri possibili, inevitabilmente. 

Sentiamo spiegare che l’accesso ai migliori di quei futuri e’ bloccato da muri eretti da povertà materiale e intellettuale, e così alcuni dei futuri che abbiamo a disposizione diventano irraggiungibili o hanno bisogno di azioni di salvataggio. Questo succede mentre cambiano linguaggio, desideri, “nemici”, le promesse di una politica distante o incantatrice. 

I viaggiatori scoprono la differenza tra vedere e guardare. Capiscono che guardare fa pensare a fare la guardia e quindi a proteggere dall’oblio quel che del presente serve conservare per costruirlo questo futuro migliore.

In sala qualcuno dice “Non c´è futuro per i vigliacchi” e la frase diventa un mantra che può insegnarci, se interiorizzato e compreso, a allungare lo sguardo oltre i muri.

Questo viaggio e’ un tempio delle storie che tracciano l´atlante dell´arcipelago degli esempi virtuosi che con prepotenza tengono in vita la Sicilia. Si ascolta di azionariato sociale, di costruire in casa propria una stanza per gli ospiti, del migrante risorsa e della dignità di un lavoro libero dalle ingerenze mafiose. Sollevata fin dalle prime battute, la questione della criminalità organizzata si impone al centro del confronto. Si capisce che il primo passo per contrastarla sta nel rifiuto della condizione di vittime e di ogni compromesso morale. “Indifferenza, contiguità, complicità” sono i primi nemici e poi bisogna attrarre risorse, imparare a rischiare e a raggiungere gli obiettivi. 

Il microfono passa ad Andrea Bartoli che modera “Giorni senza frontiere, il futuro delle nuove generazioni”, che vede Antonio Perdichizzi, Ciccio Mannino e Maurizio Caserta come protagonisti. 

“Abbiamo un problema culturale o economico? Quale cominciamo ad affrontare?” vuole sapere Cesare dagli spalti dando il via ad una riflessione sul futuro dell´educazione e sul peso che il patrimonio e le attività culturali hanno sul benessere psichico e fisico della società.

Si parla di comunità educanti, diffuse sul territorio, troppo spesso invisibili, ma comunque in grado permettere ai nostri luoghi di tornare vitali e trattenere giovani altrimenti condannati a lasciare la terra in cui sono nati e cresciuti. Il tempo di usura del presente, in cui giovani devono liquefare le loro aspirazioni e capacità per adattarsi ad un mercato saturo, è cresciuto esponenzialmente, del doman non v´è certezza. Si discute con gli ospiti quindi della desertificazione, delle economie, delle anime e dei territori. E si prospetta ancora una formula, sconvolgente per la semplicità, di cui Movimenta può farsi promotrice: conoscenza, consapevolezza, coesione. “Dare alle famiglie del territorio, case e relazioni”. 

Riposizionare il welfare culturale, in cui i cittadini attivi, attuatori di nuovi modelli di business orientati alle comunità, ad un lavoro di emancipazione e ri-costruzione delle radici, riconoscano le miniature sperimentali già presenti in Sicilia perché possano essere emulate. Un comportamento virtuoso, visibile e chiaro si può propagare fino alla soglia per cui si dimostra come più redditizio, e generare nuove imprese sociali produttrici di prodotti e servizi i cui profitti sono considerati utili sociali.

A scenario pubblico si sono finalmente liberate delle energie che intenzionalmente si concentreranno per la creazione di strumenti per affrontare cose che però “non sappiamo cosa saranno”.  Il lavoro, la co-generazione di opportunità e la costruzione di esempi dimostrano che “1 non vale 1, ma può valere infinito”. In questo caso abbiamo l´ottima notizia di “avere tanti problemi”, a cui l´unica risposta può essere Istruzione.

Alessandro Fusacchia chiude la serata, chiamandoci a riscoprire parti di noi stessi addormentate e richiamando l´attenzione su uno spazio anomalo che la condizione del viaggio.

Felici di scoprire e creare ponti, il viaggio continua.