Si è rotto tutto.
E sono vent’anni che cerchiamo inutilmente di rimettere insieme i cocci.
Continueremo a girare a vuoto fino a quando non capiremo che non dobbiamo riparare niente.
Perché ciò che serve è costruire qualcosa di radicalmente nuovo.

Tutto ha preso a correre ad una velocità mai conosciuta prima, a cui non eravamo preparati. Il mondo che ci era sempre stato familiare è sparito in fretta, e molti si sono ritrovati senza più lavoro. Non solo senza salario a fine mese, ma senza un posto al mondo.

Di fronte a questa accelerazione epocale, l’Italia non si è ripensata in maniera radicale.
Si è accontentata di qualche aggiustamento minimale, ritrovandosi alla fine immobile. E questo immobilismo, con gli anni, ha tolto sicurezza alle persone e azzerato il livello di fiducia, nei confronti di se stessi prima ancora che degli altri.

Oggi torniamo al lavoro.
Torniamo al lavoro che nasce dal progresso, sociale prima ancora che tecnologico.
Al lavoro che consente, a ciascuno di noi, di contribuire allo sviluppo della società.

Oggi ripartiamo dall’emancipazione.
Perché se in passato emanciparsi voleva dire conquistare diritti per ottenere nuove opportunità, oggi è solo ricostruendo le opportunità che possiamo assicurare nuovi diritti.

MOVIMENTA si impegna a lavorare per la costruzione di una nuova società dove tutti possano mettersi in gioco. 
Le persone che entrano nel mondo del lavoro e non sono più disposte a scegliere tra uno stage e un lavoretto in nero. Chi si avvia alla libera professione e non accetta più di sottostare a regole corporative scritte da chi è già dentro. I cinquantenni che perdono il lavoro, o i cassa-integrati parcheggiati in aziende ormai decotte, disposti a ripensarsi altrove a fronte di un’occasione per farlo. Come pure le donne che tornano al lavoro dopo la maternità con il desiderio di valorizzare ciò che crescere un bambino ha insegnato loro. O gli immigrati che vogliono uscire dall’irregolarità per contribuire alla crescita del Paese. I sempre più numerosi lavoratori autonomi, i freelance, gli artisti e gli artigiani, pronti a rischiare a fronte di tutele minime, senza poter far valere diritti acquisiti e spesso dubitando della possibilità di avere una pensione dignitosa. E infine chi, magari solo temporaneamente, vuole uscire dal lavoro per ripensare la propria vita, formarsi o dedicarsi ad attività sociali.

Anche gli imprenditori che investono nel lavoro di domani hanno bisogno di una nuova società. Quelli che investono in ricerca, innovazione, digitale, e dati. Gli imprenditori disposti a far crescere la loro piccola impresa familiare affidandosi ad un management capace di aprirlo al mondo e di costruire collaborazioni senza perdere la peculiarità della propria produzione. Coloro che stanno sperimentando nuove forme di partecipazione dei lavoratori alla vita e ai profitti dell’azienda. Tutti quegli investitori pronti a scommettere su ritorni incerti e impatto sociale, ma che chiedono che siano messe fuori gioco le strutture di profitto che fatturano solo grazie ai sussidi pubblici, e dove l’accesso al credito per le aziende non sia più legato solo alle banche o alle regole del capitalismo familiare. Anche i detentori di grandi patrimoni che con un diverso sistema di incentivi sarebbero disposti a dirottare i loro capitali verso attività innovative. Così come tutti coloro che stanno disegnando nuovi ambienti di lavoro, o puntando su nuove forme di impresa sociale, o lanciando una startup.

MOVIMENTA si impegna a lavorare per una nuova società dove possano mettersi in gioco tanti funzionari che rigettano la cultura degli adempimenti formali che non presta alcuna attenzione alle necessità dei cittadini, ma che ogni giorno vedono svilito il proprio lavoro a causa di una retorica pubblica che non fa più distinzione, ormai, tra loro e i loro colleghi interessati solo a timbrare il cartellino. Così come i migliori amministratori e dirigenti pubblici, che conoscono la differenza tra discrezionalità e arbitrio ma sono i primi ad essere imbrigliati da una burocrazia che soffoca ogni istinto di innovazione; e che sarebbero pronti domattina, a fronte di risorse adeguate e maggiore autonomia dei loro uffici, ad essere misurati sulla base dell’impatto reale che ogni giorno provano ad avere. Assieme a tutti coloro che nel pubblico hanno capito che la cultura del sospetto e del controllo preventivo non riduce la corruzione ma solo la libertà di iniziativa.

Ci impegniamo a lavorare per una nuova società che premi i presidi e gli insegnanti che si stanno mettendo in gioco, contro mille resistenze, per trasformare le scuole in luoghi dove si insegna ad imparare; dove si formano al digitale e alla tecnologia, e si educano alle emozioni, all’arte e alla cultura, studenti curiosi e intraprendenti, consapevoli e preparati a reagire ad un mondo che con l’intelligenza artificiale e l’automazione cambierà in un modo che non siamo neppure in grado di immaginare. Una società che punti su quei ricercatori e professori universitari che stanno orientando la loro ricerca e il loro insegnamento verso nuovi saperi in ogni disciplina, che si confrontano con la produzione scientifica e le didattiche migliori prodotte globalmente, che comprendono il valore della collaborazione col mondo dell’impresa e del lavoro, ma che ogni giorno sono ostacolati da logiche che limitano la loro crescita e di conseguenza il loro impatto sulla formazione dei giovani e la creazione di nuova conoscenza.

Sono queste le persone che oggi si stanno mettendo in gioco. Con ingegno e con il cuore gonfio di passione.

Queste persone sono il nostro programma.
I creativi e gli innovatori. I lavoratori autonomi che stanno inventando mestieri nuovi, gli imprenditori che stanno investendo nel lavoro che ancora non esiste, i funzionari e i dirigenti pubblici che stanno ridisegnando i servizi per i cittadini, gli insegnanti che stanno ripensando al loro ruolo per preparare i ragazzi al domani.

Noi vogliamo mettere il Paese in mano a loro.
Perché è dalla collaborazione tra questi individui responsabili, liberati da burocrazie pubbliche e private, incapaci di arrendersi e di farsi sconti, capaci di connettersi con gli europei e di attrarre stranieri che da tutto il mondo portino in Italia nuova conoscenza, che il Paese recupera vent’anni perduti.

Tocca a ciascuno di noi.
Insieme possiamo ancora scegliere.