GIORNO 3 – PIAZZA ARMERINA/GELA/FAVARA

La condizione nomade dell´uomo ci viene ricordata ad ogni risveglio, il terzo ormai, ogni volta in un letto diverso. Sappiamo che questo è il penultimo giorno, ma sappiamo che il successivo non sarà che un ulteriore inizio. Il viaggio continua e continuerà.

Il primo incontro della giornata si svolge presso il convento di Sant´Anna nella cornice di Piazza Armerina, dove ci accoglie emozionandoci Concetto Prestifilippo. Toti Di Dio presenta Movimenta al pubblico citando Tonino Guerra: “Dobbiamo ascoltare le voci che sembrano non contare e riempirci gli occhi dell´inizio di un grande sogno”. È la descrizione calzante di quel che stiamo facendo. 

Andrea Bartoli modera il dialogo tra Fabio Venezia, Enzo Lacchiana e Francesca Draia, sul tema “l´anima della politica”. Come alchimisti moderni, si discute di una formula con cui gestire le realtà locali e vincere l´immobilismo generale che viviamo in Italia. Fare le cose bene, nel quotidiano, promuovendo la civiltà e premiando il lavoro onesto. Condividere i risultati e le opportunità con una rete che ascolta. 

Ci si domanda cosa renda le città migliori capolavori di umanità e si scopre una lista quasi scientifica di ingredienti che sono lavoro, qualità dei servizi, sicurezza, educazione, ispirazione, comunicazione e appartenenza. Qual è la dimensione immateriale di un’efficace azione amministrativa? Cosa vuol dire coinvolgere? Si capisce che l´influenza reciproca abitante-abitazione può generare scambi tanto vitali quanto tossici ed è dunque una relazione di cui prendersi cura.

Le grandi città lottano per diventare ancora più grandi, mentre le aree interne sembrano doversi accontentare per un futuro appena dignitoso. Eppure devono esistere modelli di sviluppo diversi a partire da visioni, azioni e narrazioni; dobbiamo imparare a progettare. 

L’autobus ora vola in direzione Gela. Lì ci aspetta un tramonto sul mare. Emanuele Tuccio fa da padrone di casa e Andrea Bartoli modera l´incontro “ripensare e progettare per la propria comunità”, in cui portano testimonianza e dialogano Alessandro Ciulla e Peppe Falcone, rappresentanti di microcosmi di speranza costruiti dove e quando chiunque credeva fosse impossibile. Enzo Madonia ci parla invece di come il volontariato, il fare qualcosa per gli altri, arricchisca noi stessi oltre che gli altri.

Per cena si arriva a Favara e al suo Farm Cultural Park. I viaggiatori sono rapiti in un´allucinazione benevola e attraversano i famosi sette cortili. Siamo in un luogo della mente calato sulla realtà e ci sentiamo immersi in pura bellezza.

La Farm brilla di luce propria che dona a chi la visita, ma i viaggiatori non ignorano che qualche strada più in là ci sono anche famiglie, studenti, e pensionati incastrati in condizioni di disagio materiale e non, da cui non sono ancora riusciti a sfuggire. Passato e presente, centro e periferia anche a Favara sembrano incastrati in destini che non si conoscono. Sta ai viaggiatori capire come farli incontrare in un paradigma comune di crescita e progresso.