Due notizie del giorno, che raccontano un Paese scorato e senza bussola: l’astensionismo alle elezioni locali e la vicenda delle banche venete.

Da un lato, i cittadini non sono andati a votare, perché hanno perso fiducia che il loro voto conti, perché si sono ritrovati alle prese con candidati, e partiti, che non considerano in grado di migliorare la qualità dei servizi comunali e della loro vita quotidiana; perché non vedono niente di nuovo dietro al telemarketing; perché l’usato sicuro non basta più, in questo periodo storico in cui abbiamo bisogno non solo di amministrare “alla meno peggio” ma di ripensare profondamente le nostre città; e perché il nostalgico d’epoca non rappresenta per definizione una alternativa vera. Sempre meno cittadini sono disposti a illudersi e farsi imbonire a fronte di qualche solita rassicurazione. O a delegare chi non sa costruire o aggregare comunità, ma solo una manciata di voti che seguono logiche assistenziali del Novecento invece che logiche di sviluppo del XXI secolo.

Dall’altro, due banche su cui si interviene in extremis. Salvate da denaro pubblico e regalate a privati. Un salvataggio doveroso per tenere in piedi il sistema bancario italiano e salvare i correntisti, ma all’ultimo, nato senza piani sistemici, senza idea di dove le banche italiane abbiano sbagliato e come vadano cambiate per metterle al servizio dell’economia. Mentre altri Stati europei hanno ripulito le banche, le hanno sanate, hanno salvato correntisti e non chi aveva prodotto lo sconquasso, tutto in maniera ordinata e trasparente, l’Italia continua a tappare buchi, in attesa del prossimo, provando a risolvere una crisi bancaria creando sempre regole diverse dagli altri e che non assicurano trasparenza e che non si ripeta. Così ci ritroviamo a pulire banche zombie con troppa lentezza e senza visione, che non torneranno a prestare denaro a giovani senza garanzie ma con buone idee, o a famiglie che vogliono comprarsi una casa, o a imprese oneste per i quali ci sono sempre abbastanza scuse e mai abbastanza capitali. Da noi quelli che ci rimettono non sono mai i manager fallimentari, i grandi debitori della banca, il supervisore bancario che sonnecchiava quando tutto ciò accadeva, o il governo che è sempre intervenuto tardi e in maniera occasionale. Ci rimettono gli stessi cittadini che non sono andati a votare.

Due notizie del giorno. Due facce della stessa medaglia. Un sistema che lavora per stare sempre fermo; che si perpetua e si assolve sempre. E che dimostra che il patto sociale in Italia esiste, solo che è scellerato. Perciò va rotto, per crearne un altro. Fatto da tutti coloro che non cercano favori, ma opportunità; che sono disposti a costruire reti sane, non relazioni opache; che non vogliono aspettare la prossima elezione amministrativa tra 5 anni, o la prossima banca da salvare in extremis, per unire le forze e costruire un’alternativa a tutto ciò.

Noi crediamo che Movimenta sia il luogo dove possiamo farlo insieme.